Il tempo che resta
Con un meccanismo a ritroso già applicato da Ozon in Cinqueperdue, per riferire la fine di una storia d’amore, ne Il tempo che resta è la vita di un uomo a procedere all’indietro fino all’infanzia, fino al punto zero in cui vita e morte coincidono e si annullano. Questa volta è la fine di una vita a venire esibita con un sapiente equilibrio dal regista francese. Il suo cinema, coerente alla sua poetica mortifera, non cede a soluzioni ricattatorie da consunzione melò, né tantomeno degenera in una indifferente insensibilità. La morte prossima di Romain è un fatto privato che si traduce in gesti carichi di emotività, perché sono gli ultimi e perché guariscono l’anaffettività del personaggio: la carezza al padre, l’abbandono sul petto della nonna, le foto scattate di nascosto alla sorella. Il volto di Romain, interpretato da un impenetrabile e patito Melvil Poupaud, “il ragazzo delle tre ragazze” di Eric Rohmer, ribadisce la frontalità del cinema di Ozon. Un attacco diretto che in Le temps qui reste si fa addirittura letterale: i primi piani dominano sui totali fino all’ultima sequenza dove è sempre il mare a “rubare” la vita, quella di Romain come quella del marito di Charlotte Rampling in Sotto la sabbia. Su un campo lungo finale e sostenuto si spegne il sole, in primissimo piano la vita (Marzia Gandolfi, www.mymovies.it)
Proiezioni ore 19 e 21,30 di giovedì 19 febbraio al Cinema Grande di Altamura.

Anno: 2005
Titolo Originale: Le temps qui reste
Durata: 78′
Nazione: FRANCIA
Genere: DRAMMATICO
Produzione: OLIVIER DELBOSC E MARC MISSONNIER PER FIDELITE’ PRODUCTIONS, FRANCE 2 CINEMA
Distribuzione: TEODORA FILM (2006)
Regia: François Ozon
Attori: Valeria Bruni Tedeschi, Jeanne Moreau, Melvil Poupaud, Daniel Duval, Marie Rivière, Christian Sengewald, Louise-Anne Hippeau
Soggetto: François Ozon
Sceneggiatura: François Ozon
Fotografia: Jeanne Lapoirie
Montaggio: Monica Coleman, Katia Wyszkop
Trama: Romain è un fotografo trentenne. Eseguite delle analisi, un medico lo pone di fronte alla verità: è affetto da una malattia incurabile e gli restano solo pochi mesi di vita. Una notizia simile provoca sgomento, disperazione, ma è anche l’unica e ultima possibilità di diventare migliori, riconciliarsi con il prossimo ed essere finalmente sereni…

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