Millennium Mambo 2010 – Prima Parte

•7 ottobre, 2009 • Lascia un commento

Millenium Mambo 2009

“Il progresso è innanzitutto culturale, ideologico: è una questione di Idee; e il cinema degli autori, degli artisti è, ogni volta, visione, sintesi di questo progresso.” L.A.

Rieccoci al consueto appuntamento con la rassegna di cinema Millennium Mambo proposta da Cineforum Rythmus e Cinema Grande secondo la formula già consolidata:
– 7 appuntamenti ogni giovedì a partire dal 15 ottobre (proiezioni ore 19 e 21,30)
– prezzo del biglietto: € 4,00
– possibilità di sottoscrivere un abbonamento (€ 20,00)

Questi i fil in programma:
– 15 ottobre I Love Radio Rock di Richard Curtis (Gran Bretagna 2009)
– 22 ottobre Sul Lago Tahoe di Fernando Eimbcke (Messico 2008)
– 29 ottobre Louise-Michel di B. Delepine – G. Kerven (Francia 2008)
– 05 novembre Two Lovers di James Grey (Usa 2008)
– 12 novembre Il Mondo Di Horten di Bent Hamer (Norvegia 2007)
– 19 novembre Tulpan di Sergey Dvortzevog (Kazakhistan 2005)
– 26 novembre Film a sorpresa

Tutte le proiezioni al Cinema Grande (tel. 080 3117705).

Abbonamenti disponibili anche presso il Caffè Libreria Club Silencio (tel. 080 3142805).

Tony Manero

•11 marzo, 2009 • Lascia un commento

“Ci voleva un cileno nato nel 1976, tre anni dopo il golpe che abbatté Allende, per trasformare il più famoso musical degli anni 70 in un horror sociale, ovvero in una strepitosa metafora della dittatura e dei rapporti fra il centro e la periferia dell’impero. Condotta senza mai salire in cattedra, ma con un senso così solido (e sordido) del quotidiano che ogni dettaglio parla. Mangiare, ballare, arredare la sua pseudo-discoteca, uccidere. Per Raul Tony Manero non fa differenza. Dietro questa piccola storia ignobile c’è’ una grande Storia, ancora più orribile, che non è ancora finita. Pablo Larrain è solo al suo secondo film. Con questa ha vinto a Torino. Aspettiamo fin d’ora il prossimo.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 16 gennaio 2009)

Proiezioni ore 19.00 e 21.30 di giovedì 12 marzo al Cinema Grande di Altamura.

Tony Manero

Anno: 2008
Durata: 98′
Nazione: CILE, BRASILE
Genere: DRAMMATICO
Produzione: FABULA PRODUCTIONS, PRODIGITAL
Distribuzione: RIPLEY’S FILM (2009)

Regia: Pablo Larraín
Attori: Alfredo Castro, Amparo Noguera, Héctor Morales, Paola Lattus, Elsa Poblete
Sceneggiatura: Pablo Larraín, Alfredo Castro, Mateo Iribarren
Fotografia: Sergio Armstrong
Musiche: Frecuencia Mod, José Alfredo, Juan Cristóbal Meza, The Bee Gees
Montaggio: Andrea Chignoli
Scenografia: Ruth Orellana

Trama Santiago del Cile, 1979. Nonostante il difficile contesto sociale creato dalla dittatura di Pinochet, Raùl Peralta è ossessionato da Tony Manero, il personaggio interpretato da John Travolta nel film ‘La febbre del sabato sera’, a cui ad ogni costo vuole assomigliare. Raùl mette in scena uno spettacolo di danza in un locale di periferia e ogni sabato sera, imitando il suo idolo, dà libero sfogo alla sua passione per la disco-music. Vuole anche partecipare ad un concorso per animatori promosso da una trasmissione televisiva nella speranza che per lui sia l’occasione di diventare una star del mondo dello spettacolo. Nel desiderio di riprodurre l’atmosfera del film e ogni particolare del costume di Tony Manero, Raul diventa capace di ogni crimine. Intanto, intorno a lui, i suoi compagni di ballo sono controllati dalla polizia segreta. Il film in sostanza parla della ricerca e della perdita di identità nella storia recente del Cile.

Stella

•5 marzo, 2009 • 1 commento

“‘Stella’, di Sylvie Verheyde è una sorta di ‘400 colpi’, il capolavoro di François Truffaut, al femminile. C’è la stagione inquieta che segna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, c’è la Francia anni Settanta delle periferie di Parigi e di un Nord industriale dove si lavora ma non ci si diverte, c’è il contrasto fra chi è una figlia del popolo, a proprio agio fra ubriaconi e disoccupati, e la disciplina, i professori, i compagni di classe di una scuola media pubblica della buona borghesia dove i genitori iscrivono la ragazzina con l’incoscienza di chi non misura né le distanze e le differenze sociali, né i retroterra culturali. Profondamente autobiografico, ‘Stella’ ricalca le esperienze della regista, anche lei figlia di proprietari di una pensioncina con annesso bar, cresciuta in un ambiente dove l’esistenza di un libro è sconosciuta, ma fin da subito si apprende la durezza del vivere, e il suo lento risvegliarsi di fronte a un mondo intellettuale e sociale, le letture, i quadri, le amicizie, le prime feste, i primi turbamenti sentimentali, sconosciuto e fonte di gioia quanto di amarezze. (…) Il risultato è un film delicato, senza essere ruffiano, romantico senza sdolcinature, in cui il complesso mondo dell’adolescenza viene esplorato con mano sicura”. (Stelio Solinas, ‘Il Giornale’, 2 settembre 2008).

Proiezioni ore 19.00 e 21.30 di giovedì 5 marzo al Cinema Grande di Altamura.

Stella

Regia: Sylvie Verheyde
Attori: Léora Barbara, Karole Rocher, Benjamin Biolay, Melissa Rodriguès, Laëtitia Guerard, Guillaume Depardieu, Johan Libéreau, Jeannick Gravelines, Thierry Neuvic
Soggetto: Sylvie Verheyde
Sceneggiatura: Sylvie Verheyde
Fotografia: Nicolas Gaurin
Musiche: NousDeux the band
Montaggio: Christel Dewynter
Scenografia: Thomas Grézaud
Costumi: Gigi Lepage
Effetti: Mikael Tanguy

Trama: Parigi, 1977. Stella è una ragazzina di undici anni che vive in un quartiere operaio. Ammessa a frequentare una prestigiosa scuola parigina, incontra Gladys, sua unica vera amica, figlia di esuli ebrei argentini. Gladys la aiuterà a muovere i primi passi nel mondo reale.

L’ospite inatteso

•25 febbraio, 2009 • Lascia un commento

“Una storia di sentimenti potenti come le percussioni di Fela Kuti e dei musicisti di strada di Nyc e un urlo contro quello che un grande paese come l’America fa a chi la raggiunge perché rappresenta un sogno, un esempio di libertà e democrazia, la speranza di un mondo migliore. Questo film semplice ci dice più di qualsiasi documentario, protesta o pamphlet sull’ultimo decennio neo-con e guerrafondaio a stelle e strisce, e l’urlo di Walter, alla fine è il nostro. Come le lacrime quando Mouna, spezzata, lo chiama habibi (in arabo ‘anima mia, cuore mio’). Troppo triste e troppo tardi. Prima dell’elezione di Obama questa pellicola ha ottenuto un successo al botteghino straordinario, pur distribuito in poche copie. Forse qualcosa è cambiato davvero.” (Boris Sollazzo, ‘Liberazione’, 5 dicembre 2008)

Proiezioni ore 19 e 21,30 di giovedì 26 febbraio al Cinema Grande di Altamura.

L'ospite inatteso

Anno: 2007
Titolo Originale: The Visitor
Durata: 103′
Nazione: USA
Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
Produzione: GROUNDSWELL PRODUCTIONS, NEXT WEDNESDAY PRODUCTIONS, PARTICIPANT PRODUCTIONS
Distribuzione: BOLERO FILM (2008)

Regia: Thomas McCarthy
Attori: Richard Jenkins, Hiam Abbass, Haaz Sleiman, Danai Gurira, Marian Seldes, Maggie Moore, Michael Cumpsty, Bill McHenry, Richard Kind, Tzahi Moskovitz, Amir Arison
Soggetto: Thomas McCarthy
Sceneggiatura: Thomas McCarthy
Fotografia: Oliver Bokelberg
Musiche: Jan A.P. Kaczmarek
Montaggio: Tom McArdle
Scenografia: John Paino
Arredamento: Kim L. Chapman
Costumi: Melissa Toth
Effetti: Brian McNulty

Trama: La monotona esistenza del professor Walter Vale, docente universitario di Economia, viene messa a soqquadro dall’incontro con la senegalese Zainab e il siriano Tarek, una giovane coppia di immigrati clandestini che si è insediata, a sua insaputa, nel suo appartamento di New York. Dopo l’iniziale diffidenza, Walter e Tarek, grazie alla comune passione per la musica, iniziano a passare molto tempo insieme. Quando Tarek verrà arrestato per uno sfortunato equivoco, Walter prenderà a cuore la sua situazione per cercare di evitargli l’espulsione dal paese. Nel frattempo, in città giunge anche la madre del ragazzo, Mouna, che farà rinascere in Walter sentimenti da tempo sopiti.

Il tempo che resta

•18 febbraio, 2009 • Lascia un commento

Con un meccanismo a ritroso già applicato da Ozon in Cinqueperdue, per riferire la fine di una storia d’amore, ne Il tempo che resta è la vita di un uomo a procedere all’indietro fino all’infanzia, fino al punto zero in cui vita e morte coincidono e si annullano. Questa volta è la fine di una vita a venire esibita con un sapiente equilibrio dal regista francese. Il suo cinema, coerente alla sua poetica mortifera, non cede a soluzioni ricattatorie da consunzione melò, né tantomeno degenera in una indifferente insensibilità. La morte prossima di Romain è un fatto privato che si traduce in gesti carichi di emotività, perché sono gli ultimi e perché guariscono l’anaffettività del personaggio: la carezza al padre, l’abbandono sul petto della nonna, le foto scattate di nascosto alla sorella. Il volto di Romain, interpretato da un impenetrabile e patito Melvil Poupaud, “il ragazzo delle tre ragazze” di Eric Rohmer, ribadisce la frontalità del cinema di Ozon. Un attacco diretto che in Le temps qui reste si fa addirittura letterale: i primi piani dominano sui totali fino all’ultima sequenza dove è sempre il mare a “rubare” la vita, quella di Romain come quella del marito di Charlotte Rampling in Sotto la sabbia. Su un campo lungo finale e sostenuto si spegne il sole, in primissimo piano la vita (Marzia Gandolfi, www.mymovies.it)

Proiezioni ore 19 e 21,30 di giovedì 19 febbraio al Cinema Grande di Altamura.

Il tempo che resta

 

Anno: 2005
Titolo Originale: Le temps qui reste
Durata: 78′
Nazione: FRANCIA
Genere: DRAMMATICO
Produzione: OLIVIER DELBOSC E MARC MISSONNIER PER FIDELITE’ PRODUCTIONS, FRANCE 2 CINEMA
Distribuzione: TEODORA FILM (2006)
Regia: François Ozon
Attori: Valeria Bruni Tedeschi, Jeanne Moreau, Melvil Poupaud, Daniel Duval, Marie Rivière, Christian Sengewald, Louise-Anne Hippeau
Soggetto: François Ozon
Sceneggiatura: François Ozon
Fotografia: Jeanne Lapoirie
Montaggio: Monica Coleman, Katia Wyszkop

Trama: Romain è un fotografo trentenne. Eseguite delle analisi, un medico lo pone di fronte alla verità: è affetto da una malattia incurabile e gli restano solo pochi mesi di vita. Una notizia simile provoca sgomento, disperazione, ma è anche l’unica e ultima possibilità di diventare migliori, riconciliarsi con il prossimo ed essere finalmente sereni…

Lasciami entrare

•18 febbraio, 2009 • Lascia un commento

“Dimenticate ‘Twilight’ e qualsiasi altro film di vampiri abbiate mai visto. ‘Lasciami entrare’ non somiglia a nulla se non forse a ‘ll buio si avvicina’ di Kathryn Bigeiow (1987), del quale condivide il taglio per così dire realistico e il gusto per il lato più sordido e quotidiano dell’horror, con i personaggi costretti dalla loro natura a complicate e sgradevoli manovre per sopravvivere. (…) Portando sullo schermo il romanzo omonimo e in certo modo autobiografico di John Ajvide Lindqvist (Marsilio), il talentuoso Tomas Alfredson ha tagliato le informazioni e infittito il mistero. (…) In compenso lo schermo si illumina di sentimenti adolescenziali raramente rappresentati con tanta forza e finezza, sfuggendo tanto l’ipocrisia quanto la dittatura del dover-vedere e dover-sapere tutto. Un autentico gioiello, che usa il genere trasfigurandolo in qualcosa di ben diverso (fino a permettersi un’imprevedibile quanto toccante svolta finale). E dal quale si esce turbati come capita di rado.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 9 gennaio 2009)

Proiezioni ore 19 e 21,30 di giovedì 12 febbraio al Cinema Grande di Altamura.
Lasciami entrare
Anno: 2008
Durata: 114
Nazione: SVEZIA
Genere: Drammatico, horror
Tratto dal romanzo omonimo di John Ajvide Lindqvist (ed. Marsilio)
Produzione: EFTI, THE CHIMNEY POT, FIDO FILM AB, FILMPOOL NORD, LJUDLIGAN, SANDREW METRONOME DISTRIBUTION SVERIGE AB, SVERIGES TELEVISION (SVT), WAG
Distribuzione: BOLERO FILM
Regia: Tomas Alfredson
Attori: Kåre Hedebrant, Lina Leandersson, Per Ragnar, Henrik Dahl, Karin Bergquist, Peter Carlberg, Ika Nord, Mikael Rahm, Patrik Rydmark Jimmy
Soggetto: John Ajvide Lindqvist
Sceneggiatura: John Ajvide
Fotografia: Hoyte Van Hoytema
Musiche: Johan Söderqvist
Montaggio: Dino Jonsäter, Tomas Alfredson
Scenografia: Eva Norén
Costumi: Maria Strid

Trama: Nella Svezia del 1982 si avverte ancora la presenza del vicino gigante sovietico. A Blackeberg, un quartiere degradato della periferia di Stoccolma, tra perdenti con problemi di alcol, solitudine, disoccupazione, vive Oskar, un dodicenne vessato e picchiato dai giovani bulletti della sua scuola. A dargli la forza per contrastare le cattiverie e i soprusi sarà l’amore per una sua nuova vicina di casa, Eli, una bambina misteriosa che emana uno strano odore, esce solo di notte, è molto pallida ed entra nelle stanze solo se invitata. Eli ha anche un’altra strana abitudine: non mangia del normale cibo ma si alimenta succhiando il sangue degli altri esseri umani. Ben presto tra Oskar ed Eli nascerà un sentimento ben più forte dell’amicizia, ma il ragazzo riuscirà ad accettare le ‘mortali’ abitudini del suo amore?

L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

•5 febbraio, 2009 • Lascia un commento

“‘L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza’ è un film che sarebbe facile etichettare di formula se non fosse semplicemente, bonariamente irresistibile. Questione di feeling, come sempre. Ovvero di casting, di finezza del tocco, di un senso dei dettagli che dà scatto e spessore a ogni momento della strana estate di Mauro, perso come un astronauta dimenticato nello spazio in un polveroso quartiere ebraico di San Paolo, abitato quasi solo da anziani che parlano yiddish; mentre lui, di madre cristiana, non è nemmeno circonciso, come scopre sgomento il vecchio signore che lo prende in casa dopo la morte repentina del nonno… Diretto da un regista esperto in tv per l’infanzia, popolato da ragazzini (e soprattutto ragazzine) portentosi per simpatia ed espressività, ‘L’anno in cui i miei…’ schiva con eleganza e struggimento tutte le trappole dei film sospesi al punto di vista rivelatore (e un po’ facile) del bambino. E conferma il momento di grazia del cinema brasiliano. Specie quando non tambureggia sul Grande Tema ma riscopre con garbo le sue molte anime.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 6 giugno 2008).

Proiezioni ore 19 e 21,30 di giovedì 4 febbraio al Cinema Grande di Altamura. 

L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

Anno: 2006

Titolo originale:  O Ano em que Meus Pais Saíram de Férias

Durata: 104′

Nazionalità: BRASILE

Genere: DRAMMATICO

Produzione: GULLANE FILMES, CAOS PRODUÇÕES, MIRAVISTA, GLOBO FILMES, LEREBY, TELEIMAGE, LOCALL

Distribuzione: LUCKY RED 2008

Regia: Cao Hamburger  

Attori: Michel Joelsas, Germano  Haiut, Paulo Autran, Daniela Piepszyk, Simone Spoladore, Caio Blat, Liliana Castro, Eduardo Moreira,  Gabriel Eric  Bursztein, Felipe Hanna Braun

Soggetto: Cláudio Galperin, Cao  Hamburger  

Sceneggiatura: Cláudio Galperin, Bráulio Mantovani, Anna Muylaert, Cao  Hamburger  

Fotografia: Adriano Goldman  

Musiche: Beto Villares  

Montaggio: Daniel Rezende  

Scenografia: Cássio Amarante

Costumi: Cristina Camargo  

Effetti: Marcelo Ferreira Peejay

Trama: Brasile, 1970. Il mondo è in subbuglio per la guerra in Vietnam e la crescente ondata dittatoriale nei paesi del Sud America, ma per il dodicenne Mauro la preoccupazione principale è la nazionale di calcio brasiliana che sta per affrontare il mondiale di calcio in Messico. Tuttavia, gli avvenimenti del suo paese influenzeranno prepotentemente la vita del ragazzo, costretto a lasciare la tranquilla cittadina di Belo Horizonte per trasferirsi nel quartiere Bom Retiro di San Paolo, a casa di suo nonno, dopo che i suoi genitori, militanti di sinistra, abbandonano il Brasile per motivi politici. Purtroppo il nonno muore poco prima dell’arrivo del nipote e al suo arrivo Mauro si ritrova solo, senza sapere come rintracciare la famiglia. Dopo l’iniziale riluttanza, a prendersi cura di lui ci penserà Shlomo, il responsabile della sinagoga, ed il ragazzo entrerà così in contatto con il variopinto e multiculturale universo del quartiere composto da ebrei, italiani, greci e arabi insieme ai quali condividerà anche la sua passione calcistica e sperimenterà le gioie e i dolori dell’ingresso nell’età adulta.